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BLOG 04/01/2010
   Sim sala bim e l'immobiliare diventa turistico
Nonostante sia sempre stata venduta nei cataloghi di viaggio come una destinazione di mare la Calabria è in realtà una terra di montagne. Mentre le pianure riescono a strappare solo il 9% del territorio la montagna la fa da padrona. Infatti, ben il 42% del territorio è occupato da cinque rilievi montuosi che la caratterizzano da sud a nord: l’Aspromonte, le Serre, i monti del Reventino, la Sila, la Catena Costiera (detta anche la Paolana) ed il Pollino.
Eppure è raro trovare un depliant, soprattutto nelle fiere di settore, che promuova la montagna calabrese. Tutta l'offerta resta concentrata in quegli 800 km di costa che la delimitano da nord a sud, donandogli quella forma inconfondibile a mò di tacco dello stivale Italia.
Questo sbilanciamento a favore del mare ha generato, conseguentemente, due ulteriori sbilanciamenti: uno relativo allo sviluppo antropico di queste zone, perché le località montane si sono svuotate a favore di quelle sorte negli ultimi decenni sulla costa; un altro si registra invece in termini di offerta ricettiva che, conseguentemente, si è concentrata in prevalenza lungo la costa. Il turista che visita la regione, e che in ragione di questo sbilanciamento quasi sempre sceglie di pernottare in una struttura ricettiva sul mare, nota subito una delle caratteristiche di questo territorio ovvero l'esistenza di due nuclei urbani facenti parte di uno stesso comune sdoppiati tra l'entroterra e la costa.
Al nucleo urbano principale, edificato in origine quasi sempre per sfuggire e proteggersi dalle incursioni degli invasori, infatti, si è aggiunta la marina che sorge frequentemente a ridosso delle principali vie di comunicazione. Questo modello di sviluppo urbanistico, disordinato e selvaggio, ha prodotto grossi danni all'ambiente e al paesaggio (che dovrebbero rappresentare le principali attrattive per i potenziali turisti) stravolti e violentati in nome di uno sviluppo turistico in realtà mai realizzato e reso impraticabile e pericolosissimo dalle vie di comunicazione che attraversano i centri abitati e che separano, con una doppia cerniera costituita dalle strade statali e dalla ferrovia, le spiagge dall'entroterra.
L'avanzamento costante di queste operazioni immobiliari che, un pò come il famoso videogioco Pac-Man rosicchiano ogni anno pezzi di territorio, ha quasi completamente stravolto la costa tirrenica, meno pianeggiante e più a ridosso delle montagne rispetto alla jonica dove, invece, l'estremo nord e l'estremo sud sembrano ancora resistere. Il fenomeno, infatti, partito dal centro dello Jonio si sta allargando man mano agli estremi e, a sud in particolare, ha raggiunto gli abitati di Isca sullo Jonio e Badolato.
Anche qui, infatti, non mancano le “operazioni turistiche”. Tra le ultime e più osannate negli ultimi anni dai media (e persino sul portale web dell'Assessorato Regionale al Turismo) registriamo la realizzazione, nel comune di Badolato in provincia di Catanzaro, di un complesso residenziale composto da circa un centinaio di villette a schiera che ha ricoperto di cemento quella che in origine era una verdeggiante collina, a ridosso della spiaggia, vendute ad altrettante famiglie danesi. Un'altra operazione turistica è in atto, invece, nella marina di Isca sullo Jonio, dove si prevede di realizzare circa il doppio degli appartamenti di Badolato questa volta da vendere a famiglie inglesi.
In un articolo sull'argomento, pubblicato sul quotidiano Calabria Ora, si legge: “Il presidente di Sacal, Eugenio Ripepe, non ha dubbi: questo nuovo traffico spontaneo di passeggeri e l’inaspettato movimento immobiliare è stato sollecitato dai collegamenti a basso costo offerti dalla compagnia Ryanair (a partire dall’1 aprile prossimo raddoppieranno i voli da Londra) e aggiunge, inoltre, che occorre studiare nuove iniziative e un’efficace organizzazione capace di attrarre non solo passeggeri, ma anche investitori e investimenti a livello europeo.”
In realtà i professionisti del turismo sanno che queste operazioni non hanno nulla a che fare con il turismo, e che rappresentano un modello di imprenditorialità edile vecchio ed obsoleto oltre che controproducente per il turismo. Sanno che la vera ricchezza è racchiusa nei centri storici abbandonati e dimenticati, nel paesaggio, negli originari nuclei abitativi che diedero origine ai luoghi e alle loro identità, unica vera motivazione che può spingere il viaggiatore ad intraprendere un viaggio, strada che ad onor del vero lo stesso comune di Badolato, in precedenza, aveva correttamente intrapreso.
La storia ci dimostra, infatti, che operazioni immobiliari come queste, trasformate come per magia in iniziative di sviluppo turistico, contribuiscono solo ad arricchire (legittimamente per carità) chi le progetta e le realizza, senza incidere granché però sull'economia delle comunità che le ospitano ma soprattutto facendo pagare loro un prezzo altissimo, in termini di impatto ambientale e stravolgimento del paesaggio. Anche perché se dovessimo continuare a costruire residence da vendere a potenziali acquirenti finiremmo per ricoprire di cemento ogni angolo di questa regione. Perché dunque ricorrere al gioco di prestigio? Perché non chiamarle con il loro vero nome, ovvero: operazioni immobiliari?

Massimiliano Capalbo

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